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Prato nell'età dei metalli

La Mimma

di Andrea Donnini

All'età della pietra segue, cronologicamente, l'età dei metalli. Per i paletnologi e per gli altri studiosi della preistoria questo periodo inizia nel momento in cui l'uomo ha fatto una triplice scoperta: il fenomeno per il quale un metallo fonde ad una certa temperatura, che una volta fuso il metallo può essere colato e che, per raffreddamento, può tornare solido. L'uomo imparò a padroneggiare la lavorazione dei vari metalli in epoche diverse; così, a seconda delle scoperte che si succedettero, l'età dei metalli viene suddivisa in :
- età del Rame: da poco prima del 2000 a.C. fino a circa il 1800 a.C. Si ritiene che la scoperta della lavorazione del rame sia avvenuta in Persia e che da qui si sia poi diffusa in Europa. In questo periodo sono ancora comuni utensili in pietra, che però andranno via via scomparendo;
- età del Bronzo: circa dal 1800 a.C. fino al 1000 a.C.;
- età del Ferro: circa dal 1000 a.C. fino ad arrivare, con i greci e gli etruschi, alla Storia vera e propria quando si hanno documenti e fonti scritte sempre più numerosi.
I confini temporali fra civiltà del Rame, del Bronzo e del Ferro variano, in parte, da regione a regione. Ciò è dovuto alla più o meno veloce irradiazione delle scoperte; per fare un esempio, si ritiene che gli Hittiti (un popolo indoeuropeo dell'Asia Minore) già nel 1400 a.C. sapessero fondere il ferro, ma che tali tecnologie non siano arrivate in Italia se non nel 1000 a.C. circa.
Vediamo cosa è stato ritrovato a Prato, finora, dei periodi risalenti a queste culture. Per quanto riguarda il periodo dell'età del Rame abbiamo alcuni ritrovamenti: in particolare, rosticci di fusione, scarti di lavorazione e ceramiche con decorazione a graffito dalla zona del ponte Petrino e del Monte Ferrato, nonché ceramiche decorate provenienti da Filettole. Queste ceramiche presentano decorazioni con motivi punteggiati ad intervalli regolari, segnale, questo, di un certo senso estetico nei pratesi di allora. Altre ceramiche, risalenti all'età del Rame, sono state rinvenute a Villa Campolmi, Villa Fiorelli, via Curie…
Anche i megaliti (famosi quelli del Mare del Nord) si fanno risalire all'età del Rame; ebbene, sulla Calvana sono state trovate delle strutture che richiamano una sorte di menhir. Una di queste strutture in particolare, trovata anni fa dai volontari del Gruppo Archeologico Pratese, chiamata affettuosamente la mimma, assurse ad una certa notorietà all'epoca del rinvenimento.
Del senso estetico degli uomini di questi tempi antichi, abbiamo varie testimonianze con disegni geometrici, punteggiature regolari, simboli astratti. Uno di questi, la spirale, è usata frequentemente nei manufatti antichi sia scolpita sulle pietre che impressa a crudo nelle terrecotte.
Questo tema della spirale è documentato da Newgrange (Irlanda) a Tarxien (Malta). Ebbene, nel 1975, a quattro metri di profondità, sotto la navata sinistra della Cattedrale di Prato, furono scavate delle lastre in terracotta ornate con motivi spiraliformi. In attesa di un esame di termoluminescenza, per una datazione più precisa, non è azzardato ipotizzare la loro appartenenza all'Età del Rame o alla prima Età del Bronzo.
Ben più ricco è il quadro per i ritrovamenti pratesi della cultura del Bronzo; numerose le località: Podere murato (La Pietà), Cava Rossa (Figline), La Selvaccia (Rio Buti), Poggio Castiglioni, Cerreto, Filettole, Il Palco, Monte Chiesino, Monte Mezzano, Monte Ferrato, Galceti, S. Martino. Importanti e numerosi i reperti: fusaiole per la filatura, pesi da telaio per la tessitura, copioso e numeroso vasellame decorato. Sorprendenti le testimonianze degli abitati: villaggi stabili o castellieri, capanne, terrazzamenti; importantissima la quota di rinvenimento del fondo della capanna (con pavimento in terra battuta) in località Podere Murato (La Pietà), giacente a quattro metri sotto il livello di campagna, cioè a quota 63 metri sul livello del mare; notevoli le testimonianze di pareti incannicciate e intonacate provenienti dai resti di quelle capanne…
Altro importante ritrovamento è stato quello delle tavolette enigmatiche in ceramica e pietra della forma quadrangolare allungata, di lieve spessore con facce impresse da punti linee e altri segni regolari che non sono stati ancora codificati. Tali tavolette si ritrovano in Austria, Romania, Slovacchia e Nord Italia; a sud dello spartiacque appenninico ne sono state rinvenute solo tre, una delle quali a Filettole.
Da tutto questo emerge che a Prato più di mille anni avanti Cristo viveva una comunità ricca, con capanne che avevano il lusso dell'intonaco, con individui che possedevano vasellame prodotto, decorato e ingentilito da artigiani locali (nelle ceramiche è infatti presente il diallagio, un minerale frequente fra le argille del Monte Ferrato) e una popolazione che filava e tesseva da sé i tessuti necessari ai propri bisogni.
La notevole fioritura dell'età del Bronzo a Prato non sembra continuare per la prima età del Ferro, periodo per il quale minori sono stati i ritrovamenti comunque significativi. Ovviamente, nulla vieta che future ricerche possano riportare alla luce nuovi reperti facendo maggiore chiarezza su questo periodo. Siamo nei secoli IX- VIII a.C., nel periodo della cultura villanoviana (da Villanova vicino Bologna) caratterizzata dalla pratica funeraria dei campi d'urne. Una serie di ceramiche villanoviane decorate, ciotole, anse e attrezzi per la tessitura è recentemente emersa tra Baciacavallo e Paperino (metri 40 sul livello del mare) insieme a numerosi resti di palafitte, probabilmente di età precedenti, forse riferibili alla cultura terramaricola (termine che deriva dal dialettale terra mara = terra grassa).
A questo periodo risale anche la società dei Liguri (un popolo iberico, uno dei popoli più importanti dell'Italia primitiva che , presente in Spagna, Francia e forse Inghilterra, aveva ampie propaggini in Emilia e Toscana).
Anche i Liguri erano presenti sul territorio pratese, come è testimoniato dal rinvenimento di un sepolcreto in località Casa del Piano (Prato) avvenuto negli anni '30 del '900. Nella necropoli si trovarono lastre di arenaria posizionate a tegole così da proteggere i cinerari coperti a loro volta da ciotole capovolte a formare urne ovoidali.

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