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Prato all'età della pietra

Il diaspro rosso

di Andrea Donnini

Le più antiche testimonianze della presenza dell'uomo a Prato risalgono alla preistoria, che è quel periodo antico del quale non abbiamo documentazioni scritte. Le culture preistoriche più antiche vengono collocate nella cosiddetta età della pietra, questo perché i manufatti di tale periodo che sono arrivati fino a noi sono realizzati in pietra. All'età della pietra risalgono le prime testimonianze di abitanti di Prato, anzi, si può ben affermare che quella litica pratese è la prima vera industria del territorio. Gli studiosi sono concordi nel dividere l'età della pietra in tre grandi periodi:

·         il Paleolitico (dal greco antica età della pietra) che va dalla prima comparsa dell'Uomo, inteso come essere dotato di intelligenza, capace di astrazione e in grado di fabbricare strumenti, fino a circa 10.000 anni a.C;

·         il Mesolitico ( dal greco età di mezzo della pietra) che va da circa 10.000 anni a.C., fino a circa 5.000 anni a.C. (il passaggio tra Paleolitico e Mesolitico corrisponde alla fine dell'ultima glaciazione, quella di wurm, o wurmiana);

·         il Neolitico ( dal greco nuova età della pietra) che comprende il periodo che va da circa 5.000 anni a.C. fino a circa 2.000 anni a.C.

Riassumendo: l'età della pietra è il periodo più vetusto della storia, il Paleolitico è il periodo più remoto dell'età della pietra e proprio al Paleolitico risalgono i più antichi manufatti che si ritrovano a Prato. Più precisamente, i manufatti più antichi trovati a Prato sono da ricondurre alla cultura acheuleiana (che prende il nome dalla località di St. Acheul presso Amiens in Francia); si tratta di alcuni bifacciali e raschiatoi databili circa 200.000/ 100.000 anni fa, ritrovati a Vainella e in altre località della valle del torrente Bardena. Sono stati altresì trovati manufatti della cultura musteriana ( la cui denominazione deriva dal giacimento di Le Mouster in Dordogna- Francia) posteriori ai precedenti, risalenti a più di 40.000 anni fa. La quasi totalità degli strumenti preistorici che si rinvengono a Prato sono realizzati in diaspro rosso, una roccia che emerge alle pendici del Monte Ferrato (Prato) e che fornirà per millenni la materia prima all'uomo che qui viveva o che da fuori veniva per rifornirsene. I ritrovamenti parlano chiaro: il numero, la tipologia, la varietà, la ricchezza degli strumenti litici indicano la presenza di diversi insediamenti e stanziamenti umani a Prato. Le zone che in seguito saranno occupate dal Castello dell'Imperatore, dal rione La Pietà, dai quartieri San Martino, Galceti, La Macine e altri, tutte queste hanno restituito reperti litici databili dal Paleolitico al Neolitico.

Quella del diaspro rosso è stata una vera e propria industria litica nella quale si può riconoscere un primo elemento di territorialità. Infatti, fermo restando il primato di antichità ai reperti paleolitici pratesi, si hanno ritrovamenti di manufatti in diaspro rosso databili a periodi più recenti, anche a Montemurlo, Montale, Carmignano, Calenzano, Sesto fiorentino, Vaiano ma in nessuna di queste località è presente il diaspro rosso come emergenza geologica. Il territorio di Prato non solo fu sede di stanziamenti stabili nel acheuliano e nel musteriano, ma in seguito divenne anche da polo di attrazione per le popolazioni vicine dal momento della loro apparizione,  popolazioni che erano interessate alla materia prima occorrente per la realizzazione di strumenti ( lame, bulini, raschiatoi, grattatoi, ecc.) necessari per la vita quotidiana.

Risalenti al neolitico abbiamo anche ritrovamenti, a Prato, di frammenti ceramici decorati attribuibili ai periodi corrispondenti allo Stile di Fiorano modenese, alla cultura dei vasi a bocca quadrata e alla cultura di Diana.

 

>>Industria litica di Prato>>Alcuni ritrovamenti

 

 

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